Chi non sa cos’è un coworking? Spazio fisico che unisce la possibilità di delocalizzare uffici a quello di immergersi in una community di professionisti o di aziende, il coworking oggi è diventato il modo di lavorare alla moda e in cui hanno pesante investito dalla municipalità alle multinazionali.
Non stupirà quindi che la comunicazione dei coworking sia in crescita, generando casi studio molto interessanti per l’originalità del concetto stesso e le difficoltà di raccontare e fare storytelling su una realtà così complessa e articolata.
Tipologie di storytelling dei coworking
Idealmente, un coworking può essere raccontato come uno spazio che si affitta, sottolineando i vantaggi della formula e le prestazioni degli uffici (la banda larga, i monitor e via di seguito) oppure come una esperienza di lavorare in una community (e quindi la possibilità di fare networking, gli eventi, gli spazi condivisi).
Per comprendere quale delle due modalità sia la più efficace, abbiamo scelto due video diffusi su Instagram. Il primo, di taglio decisamente “immobiliare”, valorizza la bellezza degli spazi e il valore della struttura; il secondo, di tipo più relazionale, racconta la giornata di un community manager e valorizza maggiormente le funzionalità, le persone, le interazioni, gli spazi comuni.
Il protocollo di intelligence narrativa e AI Engeneering utilizzato
Abbiamo poi costruito un protocollo che prevede i seguenti passaggi:
Analisi con diversi modelli AI di tutti i dati disponibili sul segmento: “utenti italiani di coworking e di servizi di coworking”.
In sintesi, abbiamo costruito due prompt avanzati che interrogano i modelli sulle caratteristiche demografiche, sociologiche e psicologiche del target, oltreché sulle caratteristiche psicolinguistiche che emergono dalla loro comunicazione sui social. Abbiamo così ottenuto una mappa delle paure e dei bias più comuni del nostro pubblico.
Il secondo passo è stato creare un prompt avanzato che simula un vero e proprio laboratorio di psicologia e neuropsicologia cognitiva. Questo è possibile perché i modelli come ChatGpt o Gemini hanno pieno accesso a moltissimi studi scientifici in materia, grazie al loro addestramento.
Infine, abbiamo chiesto al nostro laboratorio virtuale di testare i due video e fornire le sue analisi, evidenziando i trigger cognitivi, le paure, le emozioni che ciascun modello innescava nel nostro target.
I risultati: analisi del target
I modelli hanno restituito immediatamente risultati molto interessanti e una descrizione particolarmente approfondita del nostro target.
Abbiamo scoperto una profonda “paura dell’irrilevanza” e barriere cognitive legate allo stress da performance, spesso mascherate da una narrazione estetica del successo. La segmentazione semantica ha invece individuato almeno tre cluster di utenti: il promo focalizzato sui servizi puri (Tech), il secondo sull’esperienza della community e il terzo sul networking strategico.
I risultati: validazione dei due video
I due video hanno mostrato potenziali risposte molte diverse uno dall’altro:
Video A (Estetico-Immobiliare): risulta un sistema di segnali focalizzato sul design dell’immobile che ospita il coworking. Il risultato ha mostrato un eccessivo carico cognitivo e una bassa traccia mnemonica duratura: lo spazio viene percepito come un costo logistico, non come un valore, o come qualcosa di troppo elitario (“non me lo posso permettere”).
Video B (Relazionale-Sistemico): questo video sembra progettato appositamente per attivare i trigger emotivi della comunità e dell’interazione. Questo modello è risultato coerente con l’architettura cognitiva del target, trasformando il coworking in un asset patrimoniale d’investimento relazionale e non solo in costo logistico (“questa è la community che sto cercando”).
In sintesi, il video B risulta molto più in asse col target e gli obiettivi promozionali dei coworking.
Verso l’autorità semantica
Validare lo storytelling per il coworking significa garantire che ogni segno sia coerente con l’architettura progettata e con i rigorosi standard delle neuroscienze cognitive. Il nostro obiettivo è l’ottimizzazione dei processi comunicativi attraverso l’evidenza dei dati e il rispetto delle architetture cognitive umane. Il caso che abbiamo raccontato illustra bene, a nostro avviso, la validità di questo metodo e l’utilità per ricavare dati e input preziosi in tempi rapidi per qualsiasi organizzazione. Questo Audit è parte dei sistemi di validazione che il Lab sta progettando per garantire la coerenza narrativa.
Storytelling per il coworking: Validazione con Neuroscienze e AI
Come validare lo storytelling per il coworking? Analisi del carico cognitivo e dei bias decisionali tramite AI e Neuroscienze per trasformare la comunicazione in asset

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