I costi e i rischi del gusto soggettivo
Abbiamo interrogato il mercato sulla soggettività nella comunicazione coinvolgendo un campione tra CEO, Funder e professionisti di 33 soggetti. I risultati confermano un’emorragia di tempo e budget che non si può più ignorare.
Oggi il marketing è decisamente ostaggio del gusto personale. Il 93% del campione conferma che il “gusto del cliente” pesa in modo determinante sull’approvazione finale, spesso sovrastando le competenze tecniche. Le conseguenze in termini di attriti e inefficienze sul processo decisionale sono evidenti.

Ma quanto costa, realmente, questa soggettività alle aziende italiane? I dati che sono emersi dall’indagine parlano chiaro: il 71% dei professionisti intervistati dichiara di perdere più di due ore a settimana in revisioni basate esclusivamente su pareri soggettivi.

In un anno, parliamo di oltre 100 ore lavorative bruciate per ogni singolo dipendente. Non è solo frustrazione: è un danno economico diretto per l’agenzia e per il cliente.
Questi attriti non erodono solo il budget, ma aumentano il carico cognitivo dei team, rallentando la produzione industriale della comunicazione.
L’utilità di adottare protocolli di validazione basati sulle neuroscienze cognitive
Un dato interessante è che nonostante il peso che ha il gusto personale dei decisori finali, una buona metà dei professionisti si sente sicura di riuscire a centrare gli obiettivi sul target (punteggio superiore a 8 in un range da 1 a 10). Questo fa pensare che la padronanza e la sicurezza nell’utilizzo degli strumenti professionali fanno comunque da supporto e permettono di andare avanti.

Tuttavia, resta vero che lavorare senza dati oggettivi significa restare nel dubbio e procedere a tentoni. Non stupisce quindi che un 88% dei professionisti troverebbe utile l’applicazione delle metodologie collegate alle neuroscienze cognitive.
La reazione dei decisori: la richiesta di certezza sul target
Intervistando i CEO (Cluster A), abbiamo notato un cambio di passo. Se il risparmio di tempo è un tema sentito dai tecnici, i decisori reagiscono con estrema rapidità quando si parla di efficacia.

Dalla nostra ricerca emerge infatti che il 62% si aspetta da un sistema di validazione scientifico certezza sul target e un 25% una riduzione dei rischi di flop.
Purtroppo, chi lavora nel campo ben sa che non esistono pulsanti magici e che la certezza non è possibile neanche utilizzando le neuroscienze. In sintesi, il mercato nutre aspettative eccessive rispetto a ciò che un metodo rigoroso può realmente dare. Il che fa pensare a una fase di relativa arretratezza e mancanza di conoscenza di queste metodologie in Italia.

Conclusioni
L’orientamento del mercato sembra andare verso la visione della comunicazione come veri e propri asset narrativi, da costruire secondo processi di validazione strategica rigorosi e protocolli di analisi testati. La creatività, da sola, non basta più.
Se hai altre domande su questo sondaggio, scrivici.

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